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Salute - Il burro meno rischioso come pensato nel passato

La meta-analisi di nove studi (che hanno coinvolto oltre 600.000 soggetti) è stata condotta da ricercatori della statunitense Tufts University.

I dati di queste ricerche sono stati analizzati standardizzando una porzione di burro in 14 grammi, con un consumo che nei soggetti coinvolti variava da 1/3 di porzione a 3 porzioni.

I risultati hanno mostrato principalmente associazioni piccole o insignificanti per ogni porzione di burro con il totale dei casi di mortalità, malattie cardiovascolari o diabete. 

Di seguito lo studio ufficiale:

http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0158118

[fonte http://it.ibtimes.com/contrordine-il-burro-fa-meno-male-alla-salute-di-quanto-si-pensi-1457748]

Religione - La messa allungherebbe la vita

Per venti anni, dal 1992 al 2012, diverse donne, tutte infermiere di professione, sono state sottoposte ogni due anni a questionari su dieta, stile di vita e stato di salute, e ogni quattro a domande sulle loro abitudini religiose. Delle oltre 74 mila donne intervistate, la maggior parte era di religione cattolica o protestante, mentre poco meno di 18 mila erano atee.

Le donne che andavano a messa una volta a settimana, rispetto a quelle che non partecipavano a cerimonie religiose, hanno mostrato un 27% in meno di possibilità di soffrire di malattie cardiovascolari e un 21% in meno di essere affette da cancro. La percentuale sale fino al 33% nei casi delle donne che andavano a messa più di una volta settimana.

L'articolo completo qua:

http://www.leggo.it/societa/scienze/andare_messa_allunga_vita_studio-1743557.html

Salute - L'attivita' fisica riduce il rischio di tumori studio scientifico su 1.1 milioni di persone monitorate per 11 anni

Uno studio pubblicato su Jama Internal Medicine e condotto dal National Cancer Institute di Bethesda (Usa) su oltre un milione e 440 mila persone, seguite in media per 11 anni. 

Durante il periodo di osservazione, si sono verificati circa 187 mila casi di tumori. L'analisi dei dati mostra che alti livelli di attività fisica sono associati a una riduzione dell'incidenza di 13 tipi di cancro sui 26 presi in considerazione.

L'effetto più marcato si è visto per l'edenocarcinoma dell'esofago, in cui il rischio sembra ridursi del 42%. Seguono i tumori del fegato (27%), del polmone (26%), del rene (23%), dello stomaco a livello del cardias (22%), dell'endometrio (21%), della leucemia mieloide (20%), del mieloma (17%), del colon (16%), della testa e del collo (15%), del retto e della vescica (13%) e del seno (10%).

“Nelle donne operate di tumore al seno, inoltre, si è visto che in chi pratica regolarmente attività fisica la mortalità si riduce drasticamente”,

L'articolo originale qua:

http://la.repubblica.it/saluteseno/news/lattivita-fisica-fa-bene-al-dna/5230/

Statistiche - Report Sans Frontiers 2016 Italia 77 ° sotto Botswana e Nicaragua



Ecco l'articolo:

https://rsf.org/en/ranking_list/analysis

Ranking completo:

https://rsf.org/en/ranking_table

La Penisola perde quattro posizioni rispetto allo scorso anno e scende sotto Botswana e Nicaragua perché, secondo l'indagine dell'agenzia francese, "tra i 30 e i 50 cronisti si trovano sotto protezione di polizia" e Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi "rischiano otto anni di carcere per libri che rivelano i malaffari della Santa Sede". Peggio di noi, nella Ue, solo Cipro, Grecia e Bulgaria. Primo dei 180 Paesi censiti la Finlandia, ultimo l'Eritrea

Ecco un articolo piu' esplicito:

http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/04/20/liberta-di-stampa-italia-perde-quattro-posizioni-77esima-sotto-il-nicaragua-e-anche-colpa-del-vaticano/2654224/

Salute - I numeri degli obesi nel mondo

Estrapolato dal seguente articolo:

http://www.galileonet.it/2016/04/mai-cosi-tanti-obesi-nel-mondo/


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Negli ultimi 40 anni, il numero di obesi nel mondo è aumentato senza controllo, fino a raggiungere i 641 milioni di persone nel 2014 (contro i 105 milioni del 1975). Una crescita di oltre il 600% stando ai dati di uno studio pubblicato su The Lancet, che ha analizzato i trend nella massa corporea della popolazione di quasi 200 nazioni.

 Tra i vari rischi associati all’obesità ci sono diabete, malattie cardiovascolari, ictus e cancro (e problemi di memoria).

Dai risultati è emerso che, mentre nel 1975 era solo il 3,2% degli uomini ad avere un BMI superiore a 30, nel 2014 il tasso di obesità mondiale aveva raggiunto il 10,8%. Analogamente, le donne sono passate dal 6,4% del 1975 al 14,9% del 2014. I ricercatori hanno anche sottolineato che, se non sarà fatto nulla per cambiare il trend, nel 2025 un quinto degli adulti sul pianeta saranno obesi, con gravi conseguenze sui costi per i servizi sanitari.

allo studio emerge anche che la maggioranza della popolazione adulta obesa (quasi 120 milioni di persone) vive in 6 paesi del primo mondo di lingua inglese: Australia, Canada, Irlanda, Nuova Zelanda, Regno Unito e Stati Uniti (che da soli contano oltre 80 milioni di adulti obesi).

La ricerca sottolinea anche come il numero di persone sottopeso sia aumentato negli ultimi 40 anni, dai 330 milioni del 1975 ai 462 milioni del 2014.

Salute - L'umore del paziente influisce sull'esito dell'operazione

Penso che questo studio conferma la 3° legge di Newton applicata alll'approccio mentale che ognuno ha verso se stesso e verso gli altri (onde negative verso gli altri tornano uguali verso di noi ed onde positive verso gli altri tornano verso di noi [con un fattore tempo pseudoaleatorio] verso di noi)

Maggiori approfondimenti al seguente post del blog:

Aforisma del 12.09.2015 considerazioni teologiche

Menziono dunque dal seguente articolo:

http://www.galileonet.it/2015/12/perche-lumore-influisce-sullintervento-chirurgico/
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È importante riuscire a essere sereni prima di affrontare un intervento chirurgico. A dirlo non è il semplice buon senso ma una ricerca presentata alla conferenza annuale della Radiological Society of North America (Rsna) di Chicago, secondo cui l’umore di chi deve sottoporsi a un’operazione di angioplastica o altre procedure di radiologia interventistica ha un impatto diretto sull’esito clinico.
...
“L’umore conta”, ha spiegato Lang dell’Università di Boston. “Non è necessario essere allegri prima di un intervento. Basta superare le emozioni negative e arrivare a un livello neutrale”. Gli interventi di radiologia interventistica si eseguono con anestesia locale, quindi i pazienti sono svegli e possono interagire con il team medico. “È questo il vero problema. In camera operatoria il paziente può influenzare il personale sanitario, e viceversa. Ogni volta che il team deve gestire una complicazione, lo stato d’animo del paziente distrae l’attenzione dall’intervento stesso. Dobbiamo aiutare il personale a insegnare ai pazienti come gestire le proprie emozioni per contribuire a creare un ambiente più sereno e risultati migliori

Psicologia - Il Mal di Natale

Qualche mese fa avevo pubblicato un interessante post che menzionava un articolo/studio scientifico in cui risultava una forte correlazione tra l'aumento dei suicidi o depressione in concomitanza con le feste natalizie.

L'articolo completo ed articolo del blog qui:



http://download.kataweb.it/lescienze/media/pdf/M&C_2008.pdf

http://www.abeautifulmind.it/2015/04/psicologia-mal-di-natale.html
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Un’indagine inedita rivela che il disagio di Natale non è legato all’eccesso di cibo o allo stress da regali, ma ha a che fare soprattutto con aspettative tradite e promesse mancate 

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«La festa del bambino Gesù dovrebbe essere il modo per celebrare il bambino che c’è in ognuno di noi», osserva Renato Rizzi, medico e psicologo. Ma intorno alla festa si agitano altre emozioni: l’ansia per gli incontri indesiderati, il rimpianto per chi non c’è, il dovere di mostrarsi felici e anche quello di fare un bilancio dei mesi trascorsi e disegnare un catalogo di buoni propositi. E su tutto, inevitabile, lo stress. «Gli studi sulla relazione tra stress e depressione inseriscono il Natale tra gli eventi stressanti per gli stimoli emotivi legati a questa ricorrenza», spiega Stefano Pallanti, professore di psichiatria all’Università di Firenze. «Natale è la festa dell’amore, e non c’è sentimento più crudele dell’amore».
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Si tratta di una ricorrenza planetaria, e oggi di un business planetario. Ma anche del periodo dell’anno in cui i nodi vengono al pettine. «Le festività possono concretizzare i nostri desideri, ma al tempo stesso generano un senso di perdita, perché scandiscono il passare del tempo e ci riportano alla mente gli eventi del passato», osserva lo psicoanalista newyorkese Leonard Shengold. «È il momento in cui rimpiangiamo l’infanzia felice che abbiamo perduto o non abbiamo mai avuto». 
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 Se il sentimento predominante – 31 per cento del campione – è l’indifferenza, un altro 36 per cento esprime nell’ordine ansia, depressione, senso di colpa e in qualche caso perfino aggressività. «Per molti degli intervistati – osserva Rizzi – il Natale è un’occasione di incontri spiacevoli con parenti e amici, un obbligo cui si sfuggirebbe volentieri e che fa riemergere ansie, gelosie e rancori. Trasformando quella che dovrebbe essere una festa in una dolorosa resa dei conti». In questo scenario, la ricorrenza religiosa passa in secondo piano, mentre solo un 13 per cento del campione vede con favore la possibilità di trascorrere del tempo con le persone care. E anche la cerimonia dello scambio dei regali ha perso la purezza dell’elargizione senza corrispettivo simboleggiata dai doni dei Magi, «per generare ansie, rivalità e sensi di colpa», nota lo psicologo.
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Hellen Bergen e Keith Hawton, del Centro di ricerca sul suicidio di Oxford, hanno rilevato che nel Regno Unito si nota una diminuzione dell’80 per cento dei suicidi tre giorni prima di Natale, cui fa riscontro un aumento del 100 per cento il primo giorno dell’anno. 
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Analizzando 220.000 decessi in un arco di 12 anni, i ricercatori hanno individuato un picco di mortalità durante le feste natalizie. Che non può essere attribuito ai rigori della stagione invernale, perché i dati riguardano la California, dove le temperature sono abbastanza miti, e perché la mortalità aumenta a partire dal giorno del Ringraziamento – il quarto giovedì di novembre – fino a Capodanno e poi comincia a diminuire, mentre le temperature minime rimangono relativamente stabili per tutto il mese di gennaio. Come se non bastasse, questi dati sono stati confermati da uno studio nazionale su 53 milioni di decessi nell’arco temporale 1973-2001, coordinato da David P. Phillips, dell’Università della California a San Diego, e pubblicato sulla rivista «Circulation»: studio dal quale emerge un incremento di mortalità cardiovascolare del 4,6 per cento nel periodo che va dalla vigilia di Natale a Capodanno, e che inserisce di diritto le festività natalizie tra i fattori di rischio. Secondo Kloner, un fattore determinante è certamente lo stress emotivo, dovuto soprattutto alle interazioni spiacevoli con i familiari, senza dimenticare altri elementi come il maggior consumo di cibo e alcolici, gli sforzi fisici imprevisti oltre che – soprattutto per gli americani – l’abitudine di accendere camini che possono causare problemi respiratori dovuti al particolato

Statistiche - I furti in Italia negli ultimi decenni, furti in abitazione, sono più che raddoppiati negli ultimi dieci anni (+127%)

Esiste un interessante articolo del Censis che mostra dati e statistiche interessanti ed inequivocabili alllo stesso tempo sull'andamento dei furti ed altri reati in italia nei decenni.

http://www.censis.it/7?shadow_comunicato_stampa=121004

Svaligiata una casa ogni due minuti. Asti, Pavia e Torino le province più colpite. Fenomeno in forte crescita a Milano (+229% tra il 2004 e il 2013), Firenze (+177%), Roma (+120%) e Bologna (+104%)


Sono 689 al giorno, cioè 29 ogni ora: uno ogni due minuti. È questo il bilancio allarmante del numero di furti in abitazione commessi nell'ultimo anno. Questa tipologia di reato ha registrato un aumento record. Negli ultimi dieci anni i furti in casa sono più che raddoppiati, passando dai 110.887 denunciati nel 2004 ai 251.422 del 2013, con una crescita del 126,7%. Solo nell'ultimo anno l'incremento è stato del 5,9%. È un aumento molto più accentuato rispetto all'andamento del numero totale dei reati (+19,6% nel periodo 2004-2013) e dei furti nel complesso (+6%), e in controtendenza rispetto all'andamento dei furti di autoveicoli (-32,2%) e degli omicidi (-29,7%).
La zona d'Italia più colpita è il Nord-Ovest, dove nell'ultimo anno i furti in abitazione sono stati 92.100, aumentati del 151% nel decennio. Oltre il 20% dei furti denunciati è avvenuto in tre province: Milano (19.214 reati), Torino (16.207) e Roma (15.779).
Considerando il numero di reati rispetto alla popolazione residente, in cima alla graduatoria delle province italiane più bersagliate si trovano Asti (9,2 furti in abitazione ogni mille abitanti), Pavia (7,1 ogni mille), Torino (7,1 ogni mille) e Ravenna (7,0 ogni mille). E le province in cui i furti in casa sono aumentati di più nell'ultimo decennio sono Forlì-Cesena (al primo posto, +312,9%), Mantova (+251,3%), Udine (+250,0%), Terni (+243,7%) e Bergamo (+234,3%). Tra le grandi città, gli aumenti maggiori si registrano a Milano (+229,2% nel periodo 2004-2013), Firenze (+177,3%), Torino (+172,6%), Padova (+143,3%), Palermo (+128,4%), Venezia (+120,9%), Roma (+120,6%), Bologna (+104,5%) e Verona (+103,4%).
Cresce anche l'attenzione delle forze dell'ordine nei confronti di questo reato. Nel 2013 sono state denunciate a piede libero per furti in abitazione 15.263 persone (+139,6% rispetto al 2004), di cui 1.366 minori (il 9% del totale). E sono state arrestate 6.628 persone, di cui 486 minori (il 7,3% del totale). I detenuti per furto in abitazione e furto con strappo sono 3.530 nel 2014, con una crescita del 131,9% rispetto al 2007.
I ladri scelgono sempre di più le abitazioni private perché oggi negozi, banche, uffici postali e strade commerciali sono maggiormente dotati di sistemi di sicurezza, come le telecamere, in grado di scoraggiare chi vuole commettere il reato o di individuarne il responsabile. E anche perché si è certi di trovare nelle case un bottino da portare via, soprattutto in una stagione di crisi e di forte incertezza riguardo al futuro, in cui gli italiani hanno ridotto i consumi e hanno preferito tenere i propri risparmi «sotto il materasso».
I dati testimoniano una presenza consistente di stranieri sulla scena del crimine. Nell'ultimo anno tra i denunciati a piede libero gli stranieri sono il 54,2% (8.627 persone), tra gli arrestati il 62% (4.112: +31,4% solo nell'ultimo anno), tra i detenuti il 42,3% (1.493).
Si svaligia sempre e comunque: di notte e di giorno, da soli o organizzati in bande, spesso sfidando gli ignari inquilini mentre si trovano in casa. Parallelamente all'aumento dei furti, infatti, a disturbare i sonni tranquilli degli italiani è la crescita di un altro reato ancora più allarmante: le rapine in abitazione, con violenza o minaccia ai proprietari. Nel 2013 sono state 3.619, con una crescita vertiginosa nel decennio (+195,4%) e un incremento del 3,7% solo nell'ultimo anno.
A differenza dei furti in abitazione, le rapine sono commesse principalmente al Sud (1.380 nel 2013, pari al 38,1% del totale). Nella graduatoria provinciale in base all'incidenza di questo reato rispetto alla popolazione residente, al primo posto si trova Trapani (14,4 rapine in abitazione ogni 100.000 abitanti), seguito da Asti (14,1 ogni 100.000) e Palermo (13,8 ogni 100.000).
E l'aumento dei reati che turbano la quiete domestica porta a un aumento delle preoccupazioni della gente comune. Le famiglie che percepiscono il rischio di criminalità nella zona in cui vivono sono passate dal 27,1% del totale nel 2010 al 30% nel 2014.
In effetti, siamo al 6° posto in Europa per numero di furti e rapine in abitazione: 4 ogni mille abitanti rispetto alla media europea di 2,9 (i dati di comparazione internazionale sono riferiti all'anno 2012). Più insicuri dell'Italia sono solo Grecia (7,9 reati ogni mille abitanti), Danimarca (7,8), Belgio (7,2), Paesi Bassi (6,7) e Irlanda (6,1). Ultimi in classifica (cioè i Paesi più sicuri) sono Romania (0,8) e Slovacchia (0,3).

Test per capire il lavoro meglio adatto per noi.

Il Rasmussen College ha creato uno strumento online per aiutare a capire quale carriera e' più adatta per noi, il test si applica agli stati uniti ma tiene noto anche del trend globale per tale professione.
Da provare



Statistiche - le 20 citta' dove si vive meglio

Segnalo una curiosa staecco quali sono le 20 città dove il binomio lavoro-tempo libero funziona meglio, da tenere presente se uno dovesse pensare di emigrare per lavoro:

1. Ginevra
2. Zurigo
3. Singapore
4. Copenhagen
5. Helsinki
6. Lussemburgo
7. Stoccolma
8. Berlino
9. Hong Kong
10. Auckland
11. Melbourne
12. Sydney
13. Parigi
14. Vancouver
15. Amsterdam
16. Osaka-Kobe
17. New York
18. Tokyo
19. Los Angeles
20. Philadelphia

[fonte http://greenme.it/informarsi/citta/15452-citta-lavoro-tempo-libero]

Di seguito la foto di Ginevra:

Notizie - Il Giappone la popolazione sta invecchiando e ha bisogno di 10 milioni di stranieri



Dal seguente filmato di Italiani In Fuga:

https://www.youtube.com/watch?v=GCMfaH3aH3k&feature=autoshare

Secondo le previsioni, il Giappone perderà metà della propria forza lavoro entro il 2060 e, di conseguenza, la propria importanza economica a livello mondiale.

Hidenori Sakanaka, ex capo dell’Ufficio Immigrazione di Tokyo, chiede che il Giappone si apra ad un’immigrazione di massa: “abbiamo bisogno di 10 milioni di persone durante i prossimi 50 anni altrimenti l’economia giapponese crollerà. Il Giappone è una nazione-isola , non abbiamo consentito l’accesso agli stranieri per 1.000 anni e non abbiamo quindi molta esperienza di convivenza con altri gruppi etnici. Dobbiamo però cambiare mentalità e attitudine”

L’ultima esperienza giapponese con l’immigrazione di stranieri non è andata a buon fine.

Per sostenere il miracolo economico degli anni 80 e 90, i Brasiliani di discendenza giapponese erano stati incoraggiati a tornare in Giappone.

Quando l’economia rallentò e le aziende iniziarono a licenziare, i nuovi arrivati furono i primi a perdere il lavoro e tanti dei 300.000 brasiliani furono rispediti verso il Brasile.

Molti dei bambini di terza o quarta generazione in Giappone non possono ancora ottenere la cittadinanza giapponese.

Shoko Takano, insegnante presso una scuola per Brasiliani di origine etnica giapponese, dice “i Giapponesi-Brasiliani sono svantaggiati e vengono discriminati. I bambini non parlano bene il giapponese, subiscono episodi di bullismo, abbandonano la scuola e hanno prospettive lavorative molto povere. La comunità parte svantaggiata.”

Il governo giapponese ha detto che la soluzione al ridimensionamento della forza lavoro consiste nel dare a stranieri visti lavorativi per un periodo che va dai tre ai cinque anni.

Le Nazioni Unite hanno però accomunato questa proposta a schiavitù perché i lavoratori non hanno diritti e vengono pagati poco.

Il signor Sakanaka conferma “è ridicolo. Con grande fatica ottengono nuove competenze, imparano la lingua e poi devono andarsene dopo 5 anni. Il governo deve incentivare una vera immigrazione.”

Statistiche - Scopri quanto è diffuso il tuo cognome nel mondo

 

Se siete interessati a conoscere quanto è diffuso un cognome nel mondo ecco qui il sito giusto.

Tutti i  nomi e dati relativi all’ubicazione sono derivati da elenchi telefonici accessibili al pubblico o registri elettorali nazionali, provenienti per il periodo 2000-2005

Inserendo il cognome verrà visualizzato dove è piu' diffuso compreso le Top 5 regioni, citta, ed i top nomi.