Qual'e' la capacita' che, piu' di tutte, hanno permesso all'essere umano su primeggiare sulle altre specie?
Se la tua risposta e' quella di "costruire gruppi sociali e fare affidamento sulla cooperazione".
E' uno dei tanti inputs/riflessioni che si possono evincere questo bel libro di cui, ho appreso l'esistenza, durante un training condotto.
Il neurobiologo J. Medina, nel suo libro “Il cervello. Istruzioni per l’uso”, chiarisce come sia stata la capacità di costituire gruppi quella ha permesso ai nostri antenati di distinguersi dagli altri animali, in gran parte più forti e attrezzati, ed ha consentito loro di sviluppare facoltà cognitive, invece che zanne o muscoli. Altre caratteristiche quali la postura eretta, il pollice opponibile … hanno contribuito, certo. Ma senza la capacità di “collaborare” l’uomo si sarebbe estinto, come il 99,99% delle specie vissute sul pianeta terra e non avrebbe conquistato il mondo.
Un cervello voluminoso come il nostro è un organo molto esigente: pur costituendo appena il 2 per cento della massa corporea, divora il 20 per cento dell'energia disponibile
Appunto sul blog il libro di Dino Zoff che ho letto e di cui, gia' da alcuni stralci della prefazione, si capisce lo "spessore".
"... Ho giocato a calcio per quarant'anni, di cui undici di fila, senza riposarmi mai, nemmeno per una domenica, nemmeno con la febbre e con gli acciacchi. Quarant'anni trascorsi con la faccia affondata nell'erba, o nel fango, o sulle righe di gesso dell'area di rigore, con gente pronta a staccarti la testa pur di arrivare un secondo prima di te su una palla. Qualche volta ho perso, più spesso ho vinto, ma questo non è così importante. Mi hanno chiamato mito, monumento, leggenda. Le mie mani sono finite in un francobollo commemorativo firmato da Guttuso. Ho giocato a scopone con Sandro Pertini, scherzato con Karol Wojtyla, viaggiato con Gheddafi, mi sono confidato con Gianni Agnelli. Ho conosciuto ladri, poeti, eroi, capi di stato, bancarottieri, alcolisti. E oggi, dopo tutto questo, posso dire che aveva ragione nonna Adelaide, friulana dura come il mogano ma dolcissima: 'È passato Napoleone che aveva gli speroni d'oro agli stivali, figurati se non passa anche il resto'. Tutto cominciò proprio con lei, a pensarci bene. In un pomeriggio qualunque di sessant'anni fa, a Mariano. Collezionavo foto sbiadite di portieri, strappate dai pochi giornali che arrivavano in paese, e sognavo di diventarlo anch'io. Ma ero mingherlino, crescevo poco, e per questo mi faceva mangiare uova ogni giorno. Poi quel pomeriggio si mise a giocare con me: tirava le prugne in aria e io dovevo prenderle al volo. Era un gioco per modo di dire: nelle case dei contadini, il cibo non si spreca, mai...
Quindi, se volevo continuare a giocare con lei, dovevo prenderle tutte. Iniziò così. E arrivò tutto il resto. Ma, soprattutto, sono arrivati gli uomini veri, quelli dritti e silenziosi come mio padre. Gaetano ed Enzo, Scirea e Bearzot, amici, fratelli, esempi. È a quegli uomini e all’intelligenza dei loro silenzi che penso ancora oggi, settant’anni e cento mestieri dopo. Succede ogni giorno, all’improvviso, quando mi capita di sentire il profumo dell’erba. Allora non riesco a domare un brivido, una nostalgia bellissima, istintiva. E mi dico che sì, aveva ragione mia nonna, la gloria dura un attimo solo. Ma certi attimi, se li sai coltivare, possono durare una vita intera.»
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Questa non è una biografia tradizionale, ma una piccola storia d'Italia narrata dal punto di vista unico di un monumento allo sport, Dino Zoff, un "italiano asburgico", taciturno e profondo, che ha attraversato mezzo secolo, incarnandone la voglia di farcela (anni '70 e '80), poi ponendosi come punto di riferimento mentre tutto vacillava ('90 e 2000), e, infine, osservando da lontano il crepuscolo di un'epoca che sembrava d'oro. Nelle sue parole, solitamente poche e scabre, si alternano personaggi di primo piano e fugaci comparse, eroi invincibili e uomini pavidi, protagonisti, più o meno consapevoli, della grande trasformazione sociale italiana. Sull'eterno sfondo verde di campi di calcio più o meno gremiti, vediamo così agitarsi i personaggi più vari. C'è Gianni Agnelli, cui è costretto a mentire quando all'alba, prima che lui si fosse alzato, lo chiamava al telefono: "'Che tempo fa, lì da voi, Zoff?', 'Sereno variabile, Avvocato'. Mica potevo dirgli che non avevo ancora aperto le finestre". C'è Luca Cordero di Montezemolo, la sua impreparazione e la sua smania di novità, che lo licenzia dalla "sua" Juventus. C'è Silvio Berlusconi e le sue accuse d'indegnità dopo gli Europei del 2000, alle quali Zoff reagì dando le dimissioni. Ma, soprattutto, c'è il costante pensiero, carico di tenerezza e nostalgia, ma anche di ammirazione, per gli uomini silenziosi che hanno caratterizzato la sua storia, i custodi di quella dote preziosa che caratterizza tutte le persone migliori: "il pudore delle parole". Dal padre, contadino di Mariano del Friuli, grande sacerdote di quell'antica religione della responsabilità tipica di certe zone così lontane dall'Italia, a Bearzot, il condottiero timido e testardo, e straordinariamente colto, passando per Scirea, l'amico amato e anche un po' invidiato, e il presidente Pertini, quello della partita a scopone in aereo di ritorno dalla Spagna, in quella fantastica notte del'82.
Di seguito alcune pagini leggibili su internet gratis...
Vincitore del Goodreads Choice Award 2024 nella categoria Nonfiction
#1 tra i bestseller del New York Times
Come i social hanno rovinato i nostri figli
La Generazione Z è la prima ad aver attraversato la pubertà con in tasca un portale verso una realtà alternativa eccitante, ma pericolosa. È la prima ad aver sperimentato la transizione da un’infanzia basata sul gioco a un’infanzia basata sul telefonino, ma anche da un’infanzia libera a una ipercontrollata: mentre gli adulti hanno infatti iniziato a proteggere eccessivamente i bambini nel mondo reale, li hanno lasciati privi di sorveglianza in quello online. Attingendo alle ricerche più recenti, Haidt mostra come questa “riconfigurazione” ha interferito con lo sviluppo di bambini e adolescenti causando ansia, privazione del sonno, frammentazione dell’attenzione, dipendenza, paura del confronto sociale. E mentre ne espone le disastrose conseguenze chiama alle armi genitori, insegnanti, aziende tecnologiche e governi affinché salvino la salute mentale dei più giovani.
Questo manuale di Ingegneria della Vita e' stato proposto dall'autore per trovare idee, e dare strumenti, per migliorare il proprio livello di soddisfazione con il proprio lavoro e, dato che molte di queste regole si applicano a tantissime situazioni, anche nella vita in senso lato.
La biblioteca Thoaur (piazza Tasso a Firenze) da in prestito, 1 metro di libri, in affido, per un anno, per permettere dei lavori di ristrutturazione nei suoi locali. I generi di libri disponibili sono:
Arte.
Storia.
Geografia
Sezione locale
Fumetti.
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specificando nome e cognome, indirizzo email e numero di telefono e segnalando a quali settori si è più interessati (in ordine di preferenza)
Che Primo Levi sia stato una persona, di grande valore e spessore, e' una cosa di pubblico dominio. (e non aggiungo niente di nuovo)
Quando lessi, in prima superiore, il libro "Se questo e' un uomo" ne rimasi, ovviamente, folgorato.
Per tale motivo, indico di seguito, una vecchia intervista, di Primo Levi che, invito, ad ascoltare, perche' da degli spunti di riflessione molto interessanti.
Di seguito una citazione che e' "calzante" come lo erano, non di rado, le considerazioni fatte, da Primo Levi e, conferma che, la prudenza ed, il "vigilare" non e' mai troppo. (dopo tutto, il crollo di una diga, non di rado, inizia, da un piccolissimo forellino che, se trascurato, diventa "voragine")
“Le grane, tu lo saprai, non vengono al galoppo, come gli Unni, ma zitte, di soppiatto, come le epidemie" (Cerrato; Argento, pp. 209-210)
Sicuramente da leggere, la prefazione, che si trova in giro e' sicuramente "inquietante". (ne copio ed incollo una tanto per rendere l'idea)
"...1984. Il mondo è diviso in tre superstati in guerra fra loro: Oceania, Eurasia ed Estasia. L'Oceania, la cui capitale è Londra, è governata dal Grande Fratello, che tutto vede e tutto sa. I suoi occhi sono le telecamere che spiano di continuo nelle case, il suo braccio la psicopolizia che interviene al minimo sospetto. Tutto è permesso, non c'è legge scritta. Niente, apparentemente, è proibito. Tranne pensare. Tranne amare. Tranne divertirsi. Insomma: tranne vivere, se non secondo i dettami del Grande Fratello. Dal loro rifugio, in uno scenario desolante, solo Winston Smith e Julia lottano disperatamente per conservare un granello di umanità..."
l paese di Bagno di Romagna, sorto e ampliatosi nel letto del fiume Savio, ha sopportato per secoli le sue inondazioni che tra Cinque-Seicento, due magistrature fiorentine registrarono con ricchezza di particolari.
Tra gli architetti, gli ingegneri e i capomaestri che visitarono la Val di Bagno, vi furono tecnici impegnati in importanti realizzazioni di opere pubbliche nel granducato, e nella costruzione di ville e resedi per il principe: tra questi nominiamo Gherardo Mechini; David Fortini, nipote di Niccolò Pericoli detto il Tribolo; Francesco Baglioni, un intagliatore, credibilmente nipote di Baccio d'Agnolo.
Fra tutti, però, emerge Bernardo Buontalenti che essendo in Val di Bagno, probabilmente per curarsi i primi sintomi della gotta, fu chiamato dal granduca a visitare per suo conto alcuni lavori aperti nella valle.
La documentazione - che permette di descrivere le tragiche inondazioni e gli interventi degli uomini di Bagno e delle magistrature centrali per risanare il paese, che qualche volta rischiò di essere abbandonato, e mantenere utilizzabili le acque calde - fornisce anche splendide rappresentazioni grafiche, degne anche di una valenza artistica.
Il castello di Selvapiana è menzionato, per la prima volta, in una donazione del 1232, quando il figlio di uno sconosciuto Taddeo lo sottometteva alla Chiesa romana.
Intorno al 1274, Selvapiana apparteneva alla signoria dell'abbazia del Trivio (Montecoronaro) con la quale i discendenti di Taddeo, nominati Della Faggiola, condividevano il potere.
Uguccione di Rainerio Della Faggiola, al principio della sua esperienza signorile, ma già famoso condottiere nell'Italia centro-settentrionale, custodiva insieme ai suoi fratelli il castello di Selvapiana e alla fine del XIII secolo lo aveva anche fortificato.
È attendibile che nei primi anni del Trecento, Uguccione abbia ospitato Dante Alighieri nei suoi castelli «ne' monti vicini ad Orbino» - tra i quali non possiamo escludere quello di Selvapiana - come testimonia Giovanni Boccaccio nel suo "Trattatello in laude di Dante", e come vuole anche la tradizione.
Alla fine degli anni Venti del XIV secolo, quasi tutto il potere della signoria del Trivio era passato nelle mani dei Della Faggiola. Dalla spartizione dei castelli e dei territori di quella casata, Selvapiana toccò a Paolozzo, poi a Cionarino e dopo di lui a un altro Paolozzo.
Quest'ultimo tenne il castello fino al 1404, quando diventò un raccomandato del comune di Firenze.
Nel 1424, passò dalla parte del duca di Milano e guerreggiò contro i fiorentini i quali, nel 1431, lo spogliarono di tutti i suoi averi.
Il paese, quindi, fu aggiunto alle altre località della Val di Bagno che i Gambacorti tenevano sotto l'accomandigia di Firenze e quando questi ultimi decisero di lasciare la valle per trasferirsi nel reame di Napoli, Selvapiana fu incluso nel dominio fiorentino.
La presente ricerca descrive per la prima volta l'essenza di una signoria laica nella Val di Bagno.
L'amicizia di Dante Alighieri con molti conti da Romena porta a prendere in seria considerazione la presenza del Poeta nel castello di Montegranelli o in quello di Bagno agli inizi del Trecento.
Le mogli di due di questi conti, tra l'altro, erano, una la figlia di Paolo Malatesta e l'altra, dopo Francesca da Polenta, la moglie di Gianciotto Malatesta: i protagonisti della nota e tragica vicenda amorosa.
La descrizione della topografia del castello di Montegranelli, dei signori che vi abitavano e delle vie che attraversavano la valle, introducono le vicende del conte Bandino di Uberto da Romena negli anni Trenta-Cinquanta del XIV secolo.
La posizione giuridica degli uomini della signoria e dei poteri del conte scaturisce dalla narrazione delle concessioni di terre, degli iuspatronati ecclesiastici, dei feudi e delle accomandigie.
Un regesto, ricco di toponimi, accompagna il lettore all'interno del castello di Montegranelli e in molti luoghi della Val di Bagno dandogli l'emozione di vivere in quegli anni.
Segnalo inoltre che il seguente libro e' disponibile perfino a Cambridge:
Appunto sul blog un interessante libro per i bambini, Storie del bosco antico di Mauro Corona. (audiolibro e libro). Di seguito la sezione del blog di Mauro corona e qualche link.
La corteccia prefrontale del cervello umano si sviluppa nei primi anni di vita fino all'adolescenza.
Questa è sede della funzionalità del cervello dedito alla concentrazione.
La tecnologia porta le nuove generazioni ad essere di continuo in multitasking non permettendogli di essere concentrati su una stessa cosa per diverso tempo.
Per questo motivo appunto la seguente procedura di concentrazione che può aiutare ognuno di noi ad essere meno "multitasking" (purtroppo ne sono in prima persona vittima).:
"esercizi di concentrazione, a cominciare dal semplice portare l’attenzione per qualche minuto al respiro:
aria che entra, aria che esce, e nient’altro. Oppure passare in
rassegna le varie parti del corpo (“body scan”) con gli occhi chiusi,
per qualche minuto, senza pensare ad altro."
"lo scrittore e psicologo Daniel Goleman – famoso per il suo saggio “L’intelligenza emotiva” – dimostrando l’importanza degli esercizi di concentrazione, che altro non sono che meditazioni su oggetti specifici."
[UPDATE 2022.07.19]
Interessante articolo da leggere (quello originale di quando preparai l'articolo non e' piu' disponibile):